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Franco Battiato direbbe che “viviamo strani giorni”.

All’indomani del passaggio in Senato del ddl Cirinnà infatti tante voci si sono levate, e molte in direzioni contrarie e opposte fra loro (mentre, per fortuna, il movimento lgbt è riuscito a rimanere compatto, e già questo di per sé è un bel segnale che chiamerei storico).

Io per primo da quel 25 febbraio ho sentimenti fra loro contrastanti.

Sono cosciente che questa legge – che ancora deve essere approvata alla Camera e promulgata dal Presidente della Repubblica e che necessita di regolamenti attuativi del ministero dell’Interno (sic!) – estende alle coppie omosessuali la QUASI totalità dei diritti e dei doveri matrimoniali (e lo stralcio dell’obbligo di fedeltà nonché il divorzio breve, nonostante quali siano state le motivazioni sottese, per me sono elementi innovativi), MA ci sono davvero tanti MA che non mi consentono di esultare o essere felice, e li spiegherò brevemente qui sotto.

Il primo, riguarda, ovviamente la mancata estensione alle coppie omosessuali dei diritti di genitorialità. Già la sola stepchild adoption e non l’estensione anche delle adozioni era il minimo insindacabile, e stralciato quello si è fatto qualcosa di abominevole. Perché quando parliamo di stepchild adoption parliamo di diritti dei MINORI, bambini e bambine che già esistono e non vengono tutelati dalla legge italiana. I più deboli, i bambini, sono quelli che sono stati “stralciati” e rimangono ad oggi ancora senza tutele.

Il secondo è un discorso più generale che comunque anche il ddl Cirinnà nel suo impianto originario non colmava (tanto che si è sempre parlato del fatto che fosse già quello inaccettabile e lo si considerava il minimo sindacale ed un punto di partenza) ed è quello che stabilisce una legge del genere: si sancisce infatti l’apartheid istituzionale delle persone omosessuali con una legge ad hoc. Le persone omosessuali escono per legge dall’invisibilità per essere rinchiusi in un recinto tutto loro.

Io voglio piena uguaglianza e pari dignità.

Prevengo eventuali obiezioni: so bene che questo è un passaggio avvenuto anche in altri paesi, ma questo passaggio altrove è avvenuto decenni e decenni fa. A chi esulta dicendo che questa sia una legge “epocale” io rispondo semplicemente con i fatti: una legge che stabilisce dei principi ormai superati nel resto d’Europa non può essere comunque motivo di gioia, a prescindere.
Una legge epocale e avanzata era quella che stabiliva il matrimonio egualitario nel 2001 in Olanda o quella di un paese cattolico come la Spagna che nel 2005 estendeva matrimonio, adozioni e pieni e uguali diritti a tutte e a tutti.
Nel 2016 è anacronistica già una legge con il matrimonio egualitario che estenda pari diritti, figuriamoci una legge che invece sancisce ancora una discriminazione… Dunque ben venga che ci siano finalmente tanti diritti, ma una censura su questa discriminazione va fatta e dunque io non esulto affatto e continuerò a battermi per quello che mi spetta, ovvero pari diritti e dignità.

A questo proposito: io non ho nulla contro quelli che esultano oggi, purché esultino per i diritti acquisiti (che sono comunque un importante traguardo del nostro movimento dopo 30 anni di rivendicazione) e non per questa legge… perché c’è una bella differenza.

Esultare per questa legge vuol dire accontentarsi e pensare che davvero le persone omosessuali meritano di essere cittadini di serie B.

Brindate ai diritti acquisiti se volete ma non vi dimenticate come stanno davvero le cose, e dunque il 5 marzo scendiamo tutte e tutti in piazza uniti e compatti, senza tifoserie… non contro questa legge e contro chi l’ha voluta così monca, ma contro l’apartheid e soprattutto a favore della PIENA UGUAGLIANZA e della PIENA DIGNITA’, nostra e delle nostre famiglie.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gaypost.it. Qui tutti gli articoli]