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Ogni tanto mi capita di riguardare Una Mamma Imperfetta webseries di Ivan Cotroneo molto carina andata online un paio d’anni fa. Lo faccio perché è ben fatto, mi fa sorridere, e perché mi ricorda che essere un genitore perfetto è una chimera, e forse non è nemmeno salutare né per noi stessi né per i nostri figli.
Per anni ho cercato con tutte le mie forze di essere un figlio perfetto perché inconsciamente l’essere gay mi faceva sentire inadeguato, quasi in difetto nei confronti dei miei genitori: e allora cercavo di compensare con i successi, tanto più che dovevo competere con una sorella maggiore, lei davvero perfetta in tutto. Poi col tempo ho capito che io non avevo niente di sbagliato, che avevo diritto ad essere me stesso ed essere felice e che i miei genitori avrebbero dovuto imparare ad amarmi per quello che ero. E nel frattempo ho anche scoperto che mia sorella era lesbica e forse anche lei aveva sempre inconsciamente cercato di essere perfetta per questo (con risultati migliori dei miei). Sulla mia pelle dunque ho imparato che essere “perfetti” non è detto che ripaghi degli sforzi in termini di felicità… non sempre, non il più delle volte.
Da genitore quindi non voglio commettere questo errore. Come padre, in pratica, voglio sentirmi libero di poter commettere degli errori come fa qualsiasi altro genitore al mondo… Non che voglia impegnarmi a fare errori, sia ben chiaro; ma semplicemente non voglio vivere nell’angoscia di essere il padre perfetto. Anche perché, in ogni caso non si può essere genitori perfetti, l’errore è dietro l’angolo qualunque cosa farai. In questo esilarante post che mi è capito di leggere, Devorah Blanchor elenca i 36 modi per “incasinare” il proprio figlio!
Io credo che l’importante sia cercare di fare il proprio meglio, con amore, senza sentire il peso del giudizio degli altri.
Il giudizio c’è e rimane: per noi, ad esempio, perché Luca cresce con due genitori dello stesso sesso, per di più uomini, in una società che in maggioranza continua ad assegnare agli uomini e alle donne specifici ruoli all’interno della famiglia. E credo che una delle cose che dia più fastidio delle nostre famiglie omogenitoriali, ad alcuni, sia proprio il fatto che esse scardinino l’arcaica divisione dei ruoli secondo cui la donna deve essere il care-giver, e l’uomo invece deve preoccuparsi di lavorare e sostentare la famiglia. Io e mio marito facciamo entrambe le cose, alternandoci a secondo del momento e delle esigenze. E senza che abbia un peso che uno dei due soltanto sia biologicamente o legalmente il padre di Luca.
In realtà nessun gesto d’amore è assegnato per natura. I figli vogliono soltanto essere amati, nutriti e portati al parco a giocare. I loro padri e le loro madri sono quelli che scelgono di amare ogni giorno, non importa che siano riconosciuti come tali da una signora in metropolitana.
Dunque cari genitori, che siate in una coppia omosessuale o in una eterosessuale, che siate genitori single o in una famiglia allargata, il piccolo consiglio che mi sento di dare a voi (e in primis a me stesso) è: lasciamo stare i manuali per il genitore perfetto o il figlio perfetto, e impariamo a seguire un po’ di più il nostro cuore e il nostro istinto di genitore. Se faremo così, e daremo tutti noi stessi, sono sicuro che faremo un buon lavoro. E se non credete a me, allora, leggete questa bella lettera che Toni Hammer dedica alle mamme ma che – accantonati i ruoli di genere – direi che vada benissimo per qualunque genitore!
[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]