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L’anno sta finendo e, ancora una volta, per il momento la comunità LBGT, nonostante le tante promesse della politica, non è riuscita a portare a casa un risultato concreto nonostante si aggiungano, mese dopo mese, gli ennesimi impegni politici di fine settimana.

Sabato 12 Dicembre, infatti, Roma si è riempita con i colori rainbow della Marcia dei diritti. E Domenica 13 a Firenze, la Leopolda è stata invasa dalle famiglie arcobaleno (che hanno incontrato anche Renzi) la cui presidente, Marilena, ha fatto un accorato discorso che, a giusto titolo, è stato inserito da l’Unità nella top ten degli interventi della kermesse renziana. Nonostante ci sia voglia credere disperatamente, Babbo Natale non esiste se non sotto l’albero. Anche se siamo buoni e bravi da decenni, purtroppo, non troviamo mai in regalo i diritti che ci spettano.
Eppure le nostre vite scorrono impetuose e inarrestabili, in barba all’immobilismo della politica, e sembra che gli unici ad accorgersene in Italia, sempre meno timidamente, siano i giudici: è proprio di pochi giorni fa la sentenza della Corte di appello di Milano che ha riconosciuto l’adozione piena legittimante di una mamma arcobaleno separata.
Luca intanto cresce, inizia a dire le prime parole che si aggiungono al suo “papà” chiaro e forte. Ormai corre spedito, mangia tanto e gusta sapori sempre nuovi e, soprattutto, assapora curioso il mondo circostante, come solo un bambino di un anno e mezzo sa fare, con costante sorpresa e meraviglia. Va al nido e si ammala, si fa coccolare dai suoi papà e li prende entrambi per mano quando cammina per strada, sorridendo felice perché infine ha tutto ciò di cui un bambino della sua età desidera e che non tutti possono vantare: cura, attenzione e amore.
A pensarci bene sono contento che Luca ancora non capisca, perché non saprei come spiegargli che lo Stato in cui sta crescendo riconosce solo uno dei suoi due papà: quali parole potrei usare? Spiegare ad un bambino che ci sono tanti tipi di famiglie è semplice, perché non hanno le costruzioni mentali degli adulti, non temono le fantomatiche “teorie del gender” e osservano il mondo con occhi privi di pregiudizi.
Spiegargli la discriminazione che vive quotidianamente invece no, non sarebbe facile … non potrebbe capire perché lo Stato riconosce solo me come suo padre e non anche Sergio: per lui siamo i suoi due papà e basta.
Mi auguro che davvero entro la prossima primavera ci sia la legge sulle unioni civili con la stepchild adoption, prima che Luca compia i due anni, e che così, quindi, io non debba mai spiegargli una discriminazione che subisce e che senso davvero non ha.

Ps: a proposito di fantomatiche “teorie del gender” e di lotta al bullismo e alla discriminazionePer Natale vi consiglio di regalare qualche bel libro. Potreste scegliere fra l’ampio catalogo della Casa Editrice Lo Stampatello oppure optare per il libro di racconti “Bye Bye Bulli” il cui ricavato finanzia interamente l’omonimo progetto nelle scuole contro il bullismo omofobico, realizzato dall’Associazione Frame. Fra i vari racconti ce n’è anche uno mio e parla di … beh comprate il libro e scopritelo!

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]