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Era Aprile 2014, in viaggio fra Bologna e San Diego.

Se mi guardo indietro non so dire esattamente quando tutto abbia avuto inizio.

Pensare che il momento fosse stato 9 mesi prima, quando Luca era stato concepito, sarebbe stato banale e riduttivo, a tratti fuorviante.

Forse avrei dovuto essere prudente e scaramantico, e pensare che ancora tutto doveva iniziare, perché Luca non era ancora nato e dunque padre ufficialmente non lo ero ancora.

Quelli che, come me e mio marito, hanno affrontato o stanno affrontando questo percorso magari si spingeranno indietro al momento in cui abbiamo deciso di iniziare a percorrere questo tragitto a ostacoli, viaggiando da una parte all’altra del mondo, facendo tanti sacrifici che non tutti comprenderanno.

O forse si spingeranno indietro al momento precedente, quando ci siamo interrogati a lungo se stessimo facendo la scelta giusta per i figli che, se fortunati, sarebbero arrivati: la scelta giusta rispetto all’ambiente non sempre accogliente in cui sarebbero cresciuti, la scelta giusta rispetto alla gestazione per altri e così via…

Mille domande, mille dubbi. Giornate e settimane a discutere, parlarne, capire, informarsi, soppesare ogni cosa.

Io però, in cuor mio, so che sono padre da molti più anni.

Lo ero ancora prima che Luca fosse concepito, prima che iniziassimo questo lungo percorso, prima che fugassimo tutti i dubbi circa questa scelta.

Io padre lo sarei stato anche se, nonostante ogni sforzo o tentativo, per ragioni da me indipendenti, non fossi riuscito a realizzare questo desiderio.

Perché io padre lo sono dal momento in cui, poco più che diciottenne, ho capito che un giorno avrei provato ad essere felice con tutte le mie forze; avrei provato ad avere una famiglia, un marito, dei figli, perché non c’era nulla di sbagliato in me che mi impedisse di essere un buon genitore.

Sono passati oltre 10 anni da quell’epifania, e in mezzo momenti belli e momenti dolorosi, la vita che scorre con i suoi lutti, le nascite, i successi e i fallimenti ed anche i piccoli tasselli che piano piano mi spingevano nella giusta direzione e verso la felicità.

Sono stato fortunato, certo, e questo me lo ripeto ogni giorno.

Perché la vita mi ha dato accanto le persone e gli strumenti giusti per superare gli ostacoli, i dubbi e tutte le difficoltà.

E nel mio cuore, nella mia testa, in ogni parte di me in questi anni Luca nasceva e cresceva già: non sapevo se sarebbe stato un bimbo o una bimba, e nemmeno se sarebbe mai arrivato davvero. Questo grande desiderio di paternità non è mai diventato un’ossessione per cui ammalarmi, perché dentro di me da quella epifania io ero padre in ogni caso, a prescindere da questo piccolo essere che adesso stava per nascere.

A chi mi dirà che questo desiderio di paternità nasce solo da una voluttà egoistica io non risponderò a parole, ma con l’amore che io e mio marito sapremo dare, con le cure che qualunque buon genitore dedica quotidianamente per i figli.

Non sapevo dire se saremmo stati i migliori genitori che avrebbe potuto avere, ma quale genitore può dirlo a priori, del resto?

Sapevo per certo, però, che ce l’avremmo messa tutta, perché Luca non stava nascendo per caso, ma per una scelta ragionata e ponderata per mesi, per anni.

Luca è frutto di una lunga gestazione non solo fisica, ma anche mentale, e dell’amore smisurato di tutte le persone che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a questo progetto di genitorialità, prima fra tutte la donna straordinaria che lo ha portando in grembo per 9 mesi e suo marito e la sua famiglia che hanno condiviso e sostenuto questa sua scelta, e ci hanno accolti nella loro vita così come noi li abbiamo accolti nella nostra.

Luca doveva ancora venire al mondo eppure aveva già una grande famiglia che lo aspettava per riempirlo d’amore.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]