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Lo scollamento fra la quotidianità delle nostre famiglie omogenitoriali (con la serenità dei nostri figli e il nostro inserimento pieno all’interno della società) e l’arretratezza di parte della politica italiana mi spaventa, tanto più quando si fanno crociate in nome di non si sa bene quali ideali…

Ho letto tanto in questi giorni, ho cercato di farmi un’idea, e in alcuni casi ho perfino tentato di fare l’avvocato del diavolo e provare a capire quali siano le motivazioni che spingano in una direzione piuttosto che in un’altra, ad esempio a presentare nel PD un emendamento che sostituisca, nella legge sulle unioni civili, la stepchild adoption con l’affido.

La domanda che mi sono posto è: chi ha paura della Stepchild adoption? E perché?

Ho letto l’intervista de l’Unità a Emma Fattorini e sono rimasto quantomeno meravigliato del tentativo, a mio avviso mal riuscito, di dissimulare le intenzioni: la tesi sostenuta, infatti, è che si voglia presentare questo emendamento nell’interesse dei minori e però allo stesso tempo per evitare il ricorso alla gestazione per altri (chiamata utero in affitto) si decide di togliere dei diritti proprio ad un bambino, negandogli la doppia genitorialità.

La stessa prima firmataria dell’emendamento, la senatrice Di Giorgi, seppure in modo meno diretto e con toni più concilianti in un’intervista a Gay.it dice la stessa cosa: il problema è la doppia genitorialità, e infatti dice espressamente: “il bambino rimarrà sempre con il genitore ed il suo partner”.
Io sono stanco di omofobi travestiti da agnelli, stanco di subire queste discriminazioni odiose e striscianti. Che vi piaccia o no mio figlio ha due padri, e non “un genitore ed il suo partner”.

E non posso tollerare dunque che la genitorialità di mio marito sia legata ad un “affido” piuttosto che ad un’adozione, e che lui venga considerato un genitore di “serie B”, perché io voglio, anzi pretendo, che Sergio che è padre tanto e quanto me che sono genitore legale di Luca, abbia gli stessi diritti e gli stessi doveri, nessuno escluso, e che sia considerato uguale a me, e che non debba passare il vaglio degli assistenti sociali o di chissà chi.

Luca ha due padri, fin da quando è nato, anzi da ancor prima che nascesse quando abbiamo iniziato il nostro percorso di genitorialità. E io non permetterò che mio marito e mio figlio subiscano ancora discriminazioni, lo Stato deve riconoscere un legame che c’è già, e dare a Luca gli stessi diritti che hanno gli altri bambini: solo così, con la Stepchild adoption, si farà davvero il pieno interesse dei minori.

Per questo io sono pronto a scendere in piazza, perché come ho già detto il momento è ora, e non devono più farci attendere per quello che ci spetta di diritto.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]