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Ho troppi pensieri che si affollano nella mente e faccio fatica a mettere in fila le parole che possano raccontare le emozioni che provo.
Ho provato a contare l’orrore e mi è mancato il fiato.

(Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti, ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro, venticinque, ventisei, ventisette, ventotto, ventinove, trenta, trentuno, trentadue, trentatré, trentaquattro, trentacinque, trentasei, trentasette, trentotto, trentanove, quaranta, quarantuno, quarantadue, quarantatré, quarantaquattro, quarantacinque, quarantasei, quarantasette, quarantotto, quarantanove… e il numero forse è destinato tristemente a salire).

49 sorrisi spenti dall’odio per il solo fatto di appartenere a ragazzi che avevano scelto di essere se stessi.
Non mi interessa sapere se ci sia l’Isis dietro o meno: quei ragazzi e quelle ragazze sono stati sacrificati in nome dell’odio omofobico.
Quello di ieri è un attacco omofobo.

Ho sempre associato Orlando a Disneyworld, dove mi portarono i miei genitori da piccolo, e dove vorrei portare un giorno Luca.
Adesso per me Orlando sarà invece il luogo che mi ricorda quanto sia difficile estirpare il seme dell’odio, dell’intolleranza, del pregiudizio.

Orlando è stata anche una delle tappe del mio viaggio di nozze.
A Los Angeles abbiamo iniziato il bellissimo “viaggio” che ha portato all’arrivo di Luca.
Gli Stati Uniti hanno accolto me e la mia famiglia ed hanno dato a mio figlio la nascita ed una delle sue due cittadinanze.

Provo orrore per la strage di Orlando, disperazione per le vittime innocenti di un odio atavico, immotivato, per delle vite spezzate senza un perché.
E provo paura mista a sollievo per l’attentato sventato al Pride di Los Angeles.

Ma io non voglio avere paura.
Voglio continuare a viaggiare e a frequentare luoghi affollati.
Voglio continuare a manifestare in piazza per i diritti e la libertà, contro ogni tipo di oppressione.
Voglio continuare a vivere e ad amare.

Oggi più che mai credo che dobbiamo alzarci in piedi e urlare la nostra indignazione: per Orlando, per quelle vittime innocenti, affinché l’odio venga estirpato.

Io ci credo e non smetterò di farlo.
Per me, per Luca e il suo futuro, per quello di tutte e tutti.
Io non smetterò di vivere e di amare.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gaypost.it. Qui tutti gli articoli]