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Luca dorme nel suo lettino e io ripenso soddisfatto alla sua prima mattina di nido.
Lo ammetto: tutte le ansie che mi erano venute erano immotivate e il primo giorno è filato liscio come l’olio.
Luca era contento di essere lì in mezzo ad un mucchio di giochi e ad altri bambini, è andato in giro ad esplorare allontanandosi spesso da me, ha riso, ha scherzato e persino ballato…
E poi le maestre non hanno tentato di coinvolgermi in attività per cui avrei avuto incubi per i giorni a venire e soprattutto nessun genitore ha tentato di disegnarmi il suo albero genealogico…
Ok ok… adesso ci scherzo su, ma in effetti la scorsa notte sembravo un liceale la notte prima degli esami.
Solo quando ho realizzato che tutte le preoccupazioni che mi giravano in testa erano più un problema mio che di Luca e che stavo semplicemente somatizzando l’imminente “sindrome da nido vuoto” sono crollato a dormire come un ghiro.
Anche perché, per quanto sia difficile staccarsi dal rapporto simbiotico con un figlio, io credo che sia importante e indispensabile, perché ho sempre pensato che i figli non siano “nostri”, ma che siano esseri indipendenti che devono passo dopo passo emanciparsi e acquistare un’identità, che sia loro e loro soltanto, priva da vincoli e condizionamenti.
Chi accusa le persone gay di fare arrivare al mondo dei bambini per egoismo dimentica dunque questo aspetto per me fondamentale: Luca non è “mio”, Luca appartiene solo a se stesso e tutt’al più quello che spetta a noi come genitori è il compito di educarlo, indirizzarlo, e fare per lui delle scelte finché non sarà in grado di farle da solo.
In verità a farmi dormire sonni tranquilli è certamente anche la condizione privilegiata in cui ci troviamo: quella di vivere a Bologna, una città molto aperta, in cui ad esempio Sergio – pur non essendo genitore legale – è considerato per i servizi scolastici genitore a tutti gli effetti grazie ad una semplice autocertificazione.
E poi la fortuna di essere capitati in un nido (ed in una sezione) dove i libri dello Stampatello sono in bella mostra e dove già ci sono state in passato due mamme con una bimba e dunque le educatrici sono pronte a gestire senza alcun affanno o imbarazzo o reticenza la condivisione di una realtà familiare omogenitoriale.
Ma la vita delle persone non può dipendere dai colpi di fortuna o dalla buona volontà e predisposizione degli altri: ci vuole una tutela per le nostre famiglie, e subito! Diversamente spunteranno sempre persone disposte a calpestare i nostri diritti e quelli dei nostri figli, pretendendo di imporci la loro visione del mondo.
Ma oggi voglio pensare solo alle cose belle, e dunque lasciamo da parte gli omofobi, le lotte e perfino il pensiero del conto del meccanico per la macchina che ho semidistrutto stamattina andando al nido (per favore non lo dite a mio marito!).
Direi che fino a che non si diffonderà la notizia che probabilmente in quanto due padri gay vogliamo introdurre il famoso “Gender” a scuola possiamo tirare un sospiro di sollievo e goderci semplicemente i progressi di Luca, come qualunque altra famiglia! 😉

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]