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Luca come ogni mercoledì sera che si rispetti è andato a dormire presto: forse continua a temere che in tv ci sia The Voice.
Stasera invece avrebbe sentito buona musica: dalle finestre di casa spalancate oltre ad un po’ di aria fresca arriva ben distinta la voce di Tiziano Ferro, impegnato in un mega concerto che visto il numero di omosessuali coinvolti si gioca senz’altro il titolo di evento gay dell’anno con il Pride.
Io intanto distrattamente penso agli eventi di questi giorni e fantastico su quanto sarebbe bello poterli già raccontare al mio piccolo nano, senza dover aspettare qualche anno.

Luca essendo nato negli Usa ha la doppia cittadinanza, americana ed italiana.
Se fosse più grande gli spiegherei che pochi giorni fa, in una delle due nazioni in cui ha la cittadinanza, la Corte Suprema ha riconosciuto con una sentenza storica il diritto costituzionale al matrimonio fra persone dello stesso sesso in tutti gli stati.

Gli spiegherei che questa decisione è stata presa anche e soprattutto nell’interesse di persone come lui, figli che crescono in famiglie omogenitoriali, perché (cito testualmente) “dando un riconoscimento e una struttura giuridica alla relazione tra i loro genitori, il matrimonio consente ai figli di comprendere l’integrità e l’unione della loro propria famiglia e la sua corrispondenza con le altre famiglie nella comunità e nelle loro vite quotidiane” conferendo anche “la permanenza e la stabilità che sono rilevanti per l’interesse superiore dei figli”. Secondo la Suprema Corte, inoltre, il mancato riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso, fa soffrire ai loro figli “lo stigma di sapere che le loro famiglie in qualche modo sono inferiori. Essi soffrono anche i significativi costi materiali dell’essere allevati da genitori non sposati, venendo relegati senza nessuna loro colpa a una vita familiare più difficile e incerta”. Le leggi che vietano il matrimonio fra persone dello stesso sesso, in definitiva, secondo la Corte Suprema “pregiudicano e umiliano i figli delle coppie omosessuali”.

Se Luca fosse più grande, sentendo queste cose, sarebbe fiero di essere anche americano, e meno fiero di essere cittadino di una nazione in cui non si riesce tutt’oggi ad approvare una legge che estenda il matrimonio a tutte e tutti, ed è tuttora in salita persino l’approvazione di una legge sulle unioni civili che includa la stepchild adoption e gli consenta di avere finalmente due genitori legali anche qui in Italia (perché negli USA, fin dalla nascita, Luca ha due papà anche legalmente).
Se fosse più grande forse Luca biasimerebbe chi è sceso in piazza a Roma per negargli i diritti che gli spettano, chi vuole condannarlo allo stigma di sapere che la sua famiglia, in questo paese, non ha tutele ed è in qualche modo inferiore, di serie B.

Ma quando Luca sarà più grande, forse, tutto questo sarà solo un lontano ricordo, un po’ come il divieto di nozze fra bianchi e neri, perché il progresso non si può fermare e questa sentenza mi conferma che siamo dalla parte giusta della Storia e che le cose presto cambieranno, proprio come mi ha “spiegato” qualche settimana fa una bambina, al parco. 🙂

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]