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Fin dai tempi del liceo l’inizio di settembre era il momento in cui fare i bilanci, molto più che la fine dell’anno: il bilancio dei mesi di studio e di lavoro e poi anche il bilancio delle vacanze.
Allo stesso tempo era il momento migliore, ricaricato com’ero dalle settimane in relax, per fare progetti entusiastici a breve e lungo termine, metà dei quali poi non avrebbero visto nemmeno la luce o si sarebbero spenti con l’arrivo dell’inverno: dare tutte le materie all’università in tempo, prendere tutti 30, più avanti fare meravigliosi progetti lavorativi e soprattutto iscrivermi in palestra, cosa che per anni ho fatto in modo assolutamente puntuale (per poi puntualmente disertarla dopo poche settimane).
La voglia dei bilanci di inizio settembre, per fortuna, col passare degli anni è passata anche lei, quando ho compreso che ogni momento in cui mi fermo a pensare è un momento che rubo alla vita reale, vissuta… anche se l’attitudine rimane e così all’improvviso, quando meno me lo aspetto o me ne rendo conto, mi ritrovo a fare un bilancio di questo o di quello.

La voglia di fare progetti entusiastici a breve e lungo termine, invece, è rimasta intatta e mi auguro non mi travolga a tal punto da diventare uno di quei genitori odiosi che progetta per i figli, anche quando loro sono nell’età di capire e di fare le proprie scelte da soli. Se sarà così ho già dato mandato alle mie amiche di sempre di zittirmi in malo modo.
Intanto mi gusto il ritorno a casa dopo una vacanza bellissima in giro per l’Italia insieme a Sergio e Luca, dalla Sicilia all’Alto Adige, passando per la Puglia e Gaeta: ancora una volta abbiamo avuto la riprova che la società ci vede (come è normale che sia) come qualsiasi altra famiglia, da sud a nord.
E mentre sono qui che ancora godo dell’effetto benefico delle vacanze e penso a tutto quello che mi aspetta di bello nel nuovo anno ecco che all’improvviso mi ricordo che ad ottobre Luca inizierà il nido.

Sono felice certo, però ecco che all’improvviso mi vengono in mente milioni di preoccupazioni: starà bene? Sapranno prendersi cura di lui? Si troverà bene con gli altri bambini e le altre bambine? Si ammalerà spesso? Al nido mangerà quello che gli propongono? Gli mancheremo troppo?
Ecco, la verità è che lui sicuramente starà benissimo, e io semplicemente mi preparo a vivere la “sindrome del nido vuoto” dopo tutti questi mesi in simbiosi.
L’unica vera fatica, se ci sarà (ma io spero di no), sarà quella di dover avere a che fare con una burocrazia che non riconosce Sergio legalmente come padre di Luca… e pensare che mi potrebbero chiedere una delega scritta perché lui vada a prendere da scuola suo figlio mi riporta alla triste realtà e mi fa sperare che questo medioevo dei diritti in Italia finisca presto.

Ps: domenica pomeriggio 6 settembre su Canale 5, all’interno di Forum, ci sarà uno speciale sulle famiglie in cui c’è anche una video intervista alla nostra famiglia… Se vi va date un’occhiata! 🙂

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]