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Come scrivevo ieri, credo che davvero la società siamo noi, con le nostre storie, la nostra capacità di empatia e accoglienza.
Proprio ieri, ad esempio, mi ha scritto Elena per raccontare la sua storia di “bambina sintetica”. Una storia come tante altre ma che deve farci riflettere.
Voglio condividere la sua bella lettera con voi, perché centra davvero tanti punti fondamentali e lo fa arrivando dritto al cuore. Buona lettura.

Ciao Michele.
Qui, a scriverti, è una “bambina sintetica” di 35 anni, anzi, “bambina sintetica nata con un handicap” pur essendo stata concepita in una “normalissima sessione di ginnastica da letto” 🙂
Non riesco a tenere la bocca chiusa, di fronte a certi individui, famosi in un modo o nell’altro, i quali si arrogano il diritto di offendere il prossimo, sfruttando l’arma sempreverde della “libertà d’espressione”, peccato che appunto, libertà d’espressione non significa essere liberi di offendere! Guai se tutti fossimo d’accordo su tutti, ma non condividere una scelta è ben diverso dallo scagliarsi contro delle persone, in questo caso dei bambini che ora come ora non si possono difendere.
Veniamo a noi: io sono una “bambina sintetica” perché, evidentemente pesavo troppo e mamma voleva farmi uscire 🙂 evidentemente ero troppo curiosa di scoprire il mondo -anche se stavo un altro po’ là dentro al caldino in panza, non credo che mi sarei persa niente 🙂

Fatto sta che sono venuta al mondo a 26 settimane di gestazione e sono stata tirata su, per i primi 3 mesi di vita, in incubatrice. Ecco perché, stando ai ragionamenti salvindolcegabbaneschi, dovrei essere “sintetica”.
In più il caso ha voluto che un medico “geniale” si dimenticasse la garza per proteggermi gli occhi, e così l’ossigeno che mi ha permesso di vivere, mi ha bruciato retina e nervo ottico col risultato che sono cresciuta senza la vista. Non ho mai visto niente, nemmeno la luce, in vita mia.
No, non è questo “l’handicap”; semmai, la mancanza della vista, è una disabilità sensoriale, che si può sopperire quando possibile con la tecnologia, e, dove non è possibile, si sopperisce con… un paio di “occhi in affitto”, detti anche accompagnatori / assistenti / donne delle pulizie… Sono talmente “innaturale” 🙂 che a seconda delle esigenze cambio le paia di occhi a mio piacimento.
L’handicap, quello, è un’altra cosa, e per quello la tecnologia non aiuta più di tanto, perché non dipende da noi ma dalla società che ci circonda e, per quello, ci vuole solo una cosa: le (s)palle, belle grosse. l’handicap E’ lo svantaggio _sociale_ che si viene a creare per colpa dell’ignoranza altrui.

Salvini sicuramente intendendo “bambini che nascono con un handicap” intendeva “menomati in qualche modo”, peccato che l’handicap per un figlio di una coppia gay, non è dato da nulla che dipenda da lui o dai suoi genitori. L’handicap lo crea la società omofoba che lo circonda, e, un uomo politico degno di questo nome, se disapprova che ci siano degli handicap simili, ha il DOVERE di cambiarla, questa società.
Non mi interessa niente, se io sono etero; sono una persona che sa da quando ha messo fuori la testa, che cosa significa vivere la discriminazione. Sto cercando in ogni modo di sradicare il bigottismo e l’ipocrisia di certi individui indecenti, presenti sia tra gli etero sia tra i gay, che non condividono la volontà e possibilità di coppie omosessuali di aver figli, parlando di natura e contro natura; per carità: siamo in diversi etero a non voler figli, come ci sono anche tanti gay, ma la natura la si lasci stare.

Tutti si mettono contro i gay con la storia della natura, ma nessuno per esempio troverebbe il coraggio -salvo pochi esaltati- di dirmi che non dovrei avvalermi eventualmente di un _cane_ per i miei spostamenti; nessuno mi dice che non devo usare il computer per leggere i libri, non devo far parlare pc e cellulari con voci _sintetiche_ 🙂
nessuno mi dice che girare a piedi oscillando un bastone e con una cassa legata al polso con lo smartphone che mi legge le indicazioni gps ad alta voce, è contro natura; nessuno mi dice che pagare una persona per farmi portare in giro, persona che potrebbe passare quel momento a divertirsi, è “un atto di egoismo”, eppure tante persone -tassisti per esempio- quel lavoro lo fanno per soldi, veramente per soldi. E quando obietto così, mi si dice sempre “ma tu non hai scelto di esser come sei, i gay sì”. Come no. Perché uno si sveglia la mattina e decide, oggi son etero domani son gay. Ma per favore perfa!

Per loro, è troppo comodo parlare; sia D&G sia Salvini son pieni di soldi, se per qualsiasi motivo hanno subìto discriminazioni gli avranno sicuramente chiuso la bocca coi soldi; si fa presto a fare i malati coi corpi degli altri, iniziassero loro a sapere davvero cosa vuol dire lottare. Poi se ne riparlerà.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]