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Una canzone di Patrizia Laquidara e Mario Venuti diceva che “la felicità si racconta sempre male”.
Credo sia così: soprattutto la propria felicità si racconta sempre male, anche se è ormai più di un anno che provo a farlo con questo blog (e da pochi giorni con un libro di racconti il cui ricavato servirà a finanziare il progetto contro il bullismo: Bye Bye Bulli).

Faccio fatica quindi a raccontarvi di un incredibile week-end a Disneyland Paris insieme a Luca e mio marito Sergio.
Attraverso gli occhi meravigliati di un bambino di due anni ho riscoperto la magia e ancora mi gira in testa, e mi fa sorridere, la sua richiesta “elefante che vola”, ovvero di salire sulla giostra di Dumbo!
Sembrerò sciocco, sicuramente emotivo: ma quando ho visto Luca così felice ed eccitato mi sono commosso.
Perché ho ripensato al Michele ragazzino che era a Disneyland con i suoi genitori e sua sorella, felice ed eccitato, ma convinto che non sarebbe mai tornato in quel posto con un figlio suo.

Spero che Luca non smetta mai di credere nei suoi sogni, come me e così come hanno fatto Francesco e Giorgio (i nomi sono di fantasia) la cui storia vi voglio raccontare oggi, perché credo sia più semplice provare a parlare della felicità degli altri.
Mi hanno scritto a giugno dello scorso anno, proprio all’inizio della mia avventura del blog, per dirmi cose molto belle (grazie, porto sempre nel cuore le vostre parole!) e poi per raccontarmi che avevano appena iniziato il loro percorso per diventare papà.

Ci siamo scritti per un po’ di giorni, forse settimane, e mi hanno raccontato la loro storia: fidanzati fin dai tempi dell’università, da oltre 12 anni, hanno vissuto per alcuni anni in Spagna dove si sono sposati. Hanno anche provato ad adottare, ma essendo entrambi cittadini italiani non sono riusciti a farlo (l’adozione è infatti permessa anche alle coppie omosessuali ma solo se cittadini spagnoli).
Sono poi ritornati a vivere in Italia ed hanno continuato a lavorare e mettere da parte i soldi per riuscire a realizzare il sogno di allargare la loro famiglia.

Hanno condiviso con me i loro dubbi, le mille ricerche fatte, le ansie per questo tortuoso percorso a ostacoli, le difficoltà a capire come orientarsi nel modo migliore, sia per questioni di lingua che per la complessità di tutta una serie di informazioni che non erano alla loro portata.
Per fortuna hanno incontrato Laura (che loro chiamano “il loro angelo custode”) che con il suo team di Prepara li ha aiutati e supportati lungo il percorso per nulla semplice della GPA (o surrogacy che dir si voglia).
E così quello che avevano all’inizio solo immaginato ha iniziato a concretizzarsi, ed è stato bello che condividessero con me i loro primi passi, dal rapporto da subito bello e intenso con la ragazza che ha deciso di portare avanti la gravidanza per loro fino ai viaggi negli Stati Uniti per realizzare quanto tutto stesse accadendo sul serio e non fosse solo un sogno.

Domenica, dopo tanti mesi, mi hanno scritto nuovamente e mandato anche una foto: quella della loro piccola Sofia.
Lo so che è solo una stupida coincidenza, ma in quel momento ero a Disneyland e stavo ascoltando proprio la canzone di Cenerentola:

“A dream is a wish your heart makes when you’re fast asleep…”

Buona vita Sofia, anche tu come Luca non smettere mai di credere nei tuoi sogni!