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In queste settimane in cui su tutti i giornali e in tutte le tv non si è fatto altro che parlare di Unioni civili e “adozioni gay” il risultato principale che si è ottenuto è stato quello di ingenerare una gran confusione, soprattutto sul tema della stepchild adoption, ormai divenuto campo di battaglia principale del ddl Cirinnà.
Fra proposte di trasformare l’adozione del figlio del partner in affido rinforzato, e richieste ai padri gay di fare passi indietro, infine, come ho già scritto giorni fa, si è perso di vista il punto centrale della questione: i diritti delle bambine e dei bambini coinvolti.
Per questo motivo oggi voglio dare spazio nel mio blog ad una bellissima campagna di Famiglie Arcobaleno che riporta al centro del discorso ciò che è davvero importante; campagna che ha letteralmente invaso in modo virale i social network incassando il sostegno di numerosi personaggi pubblici: #FIGLISENZADIRITTI.
Per farlo ho pensato di lasciar parlare direttamente Marilena Grassadonia, neoeletta presidente di Famiglie Arcobaleno, ponendole 3 semplici domande sulla campagna e sulle rivendicazioni ad essa connesse.
Marilena vive a Roma, ha 45 anni, è sposata con Laura, e insieme hanno tre figli.
Con un messaggio a Matteo Renzi su Twitter e una foto della loro bella famiglia hanno inaugurato la campagna.
Buona lettura!

Marilena, perché questa campagna?
Per smuovere la percezione da parte dei politici e dell’opinione pubblica. Siamo in una stagione forse importante per i diritti civili in questo Paese e bisogna ristabilire la correttezza dell’informazione. Sentiamo spesso parlare di salvaguardare i figli di coppie gay e lesbiche e il primo diritto fondamentale che va loro concesso è quello di vedere riconosciuti i due genitori che hanno deciso di metterli al mondo. Vogliamo tutelare questi figli affinchè siano bambini come tutti gli altri. Non si possono fare discriminazioni tra bambini. La campagna è semplice: ci mostriamo, con le nostre immagini private di famiglie alla stregua di tutte le altre, mostriamo la nostra quotidianità per far capire che necessita degli stessi diritti delle altre famiglie.

A chi è rivolta la campagna?
In primis al segretario premier Matteo Renzi, che nelle sue primarie del 2013 aveva promesso unioni civili e step child adoption. Aveva anche menzionato Ernesto, il figlio di due sue collaboratrici, promettendogli che avrebbe avuto gli stessi diritti dei suoi figli. Ecco, noi non abbiamo mai cambiato idea, noi siamo stati e siamo ancora dalla parte di Ernesto. Ci sono centinai di bambini come Ernesto e il nostro legislatore non può più ignorarli, anzi deve concedere a loro di vivere in un Paese al pari degli altri Paesi civili europei, che hanno già legiferato in tal senso, da molto tempo. Tutti possono sostenere la campagna sui nostri canali Facebook e Twitter. La nostra è una battaglia di civiltà, il cui sostegno deve arrivare non solo dalla comunità LGBT, ma da tutta la società civile.

Qual è l’obiettivo delle Famiglie Arcobaleno?
La legge sulle unioni civili in discussione al Senato propone la “step child adoption”, ossia l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio biologico del partner; e, ci tengo a precisare, non l’adozione per i gay, come erroneamente riportano alcuni media. Noi chiediamo che non venga toccata la step child adoption, e soprattutto che non venga sostituita con la misura del ventilato “affido rinforzato”, promosso da alcuni senatori del PD e che, nel caso, sarebbe un istituto assurdo, inedito nell’ordinamento italiano e anche negli ordinamenti internazionali, un istituto che non tutelerebbe affatto i bambini, ma rischierebbe di allontanarli ancora di più dal proprio genitore sociale. La step child adoption non istituirebbe la genitorialità omosessuale, come dicono gli oppositori, quella già esiste ed è un fatto reale ormai nelle nostre città: ripeto vanno solo tutelati i bambini riconoscendo per loro anche il genitore non legale. Come ha detto qualcuno “i diritti sono di tutti, altrimenti sono privilegi”.

Dunque che aspettate? Condividete anche voi la campagna #FIGLISENZADIRITTI.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]