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Faccio una doverosa premessa, onde evitare strumentalizzazioni.
Questo mie riflessioni sono a titolo personale.
Parlo da padre di un figlio che in Italia vede riconosciuto legalmente solo uno dei suoi due genitori, e parlo da avvocato che da oltre 10 anni ormai si occupa di diritto delle famiglie e di tutela e diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans, collaborando con le principali associazioni italiane e – da ultimo – con il portale Gaylex che in questi giorni sta rispondendo sul sito Gay.it ai tanti dubbi e alle tante domande sul disegno di legge 2081 (c.d. Cirinnà).

Credo che in una paese che si dichiara laico non si possano accettare oltremodo certe ingerenze e non si possa arrivare a scontri ideologici tanto forti quanto inutili e dannosi, come sta avvenendo in questi giorni con il tema delle unioni civili e, in particolare, delle stepchild adoption. Tanto più che a pagare le conseguenze di questi scontri ideologici sono proprio dei bambini.

La stepchild adoption è già un compromesso al ribasso.
Lo è intanto nel nome stesso: “adozione del figlio del partner”, quando in realtà questi bambini e queste bambine nella maggioranza dei casi hanno già due genitori (anche legalmente) dalla nascita, due padri o due madri, e solo uno dei due viene riconosciuto dalla legge italiana.
Lo è poi anche nei contenuti: essa infatti è per legge adozione “semplice” e non adozione “piena” e “legittimante” e fra le differenze vi è ad esempio quella che non estende il legame giuridico con i familiari dell’adottante.
Vi faccio un esempio pratico e illuminante: se una famiglia è composta da due madri con due figli, ciascuno figlio legale di una delle due, la stepchild adoption permetterebbe (sempre passando attraverso il tribunale per i minorenni, e non in modo automatico – ricordiamo anche questo) che ciascuna delle due madri non legali diventi legalmente genitore del figlio che legalmente prima era solo figlio dell’altra. Ma i due fratelli non diventerebbero fratelli per legge.

Il c.d. “affido rinforzato” proposto da alcuni senatori del partito democratico con un emendamento presentato in questi giorni, sarebbe un ulteriore compromesso al ribasso, inaccettabile per due serie di motivi: il primo è che diminuirebbe ancora di più le tutele per i minori fino a farle diventare quasi trasparenti, e il secondo è che le motivazioni che sono sottese a questa proposta sono evidentemente puramente ideologiche.
Sul primo punto è inutile evitare ripetizioni, e dunque vi rimando all’intervista fatta qualche giorno fa ad Angelo Schillaci con cui condivido l’impegno nel gruppo di legale di Famiglie Arcobaleno.
Le questioni di tutela dei minori, per la quale si è mosso un numero impressionante di giuristi (già oltre 500, e in continuo aumento) molti dei quali prestigiosissimi come Stefano Rodotà in un appello lanciato in questi giorni, già di per sé è più che sufficiente a mantenere saldo il timone su una tutela minima come quella offerta dalla stepchild adoption.
Ma poi a rendere particolarmente odiosa questa proposta del c.d. “affido rinforzato” è l’ideologia che evidentemente vi è sottesa: fare in modo che ci sia un genitore di serie A con diritti e doveri pieni, e un genitore di serie B, affidatario, revocabile in qualunque momento, con meno diritti e meno tutele per se stesso e per i propri figli.
A chi giova? Certamente non ai nostri figli.
Giova soltanto a chi vuole fare in modo che nel nostro paese per legge non ci siano famiglie (che però nella società già esistono da tempo) con due padri o due madri.
Giova a chi vuole dare le briciole e continuare a discriminare le nostre famiglie, i nostri figli, le nostre vite.
Provate a farvi un esame di coscienza, care signore e cari signori, perché la verità dietro tutta questa operazione dell’affido rinforzato rischia di essere legata ad una parola soltanto, omofobia.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]