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Ho un caro amico, italiano, che vive a New York con suo marito. Hanno un ottimo lavoro entrambi, e si trovano bene negli Usa… eppure vorrebbero tornare a vivere in Italia. Vorrebbero ma non possono farlo: perché hanno un bellissimo bambino di quasi 4 anni e sanno che – se venissero in Italia – loro figlio perderebbe diritti e tutele che invece negli Stati Uniti sono loro garantiti.

Se vivi una condizione di discriminazione o mancanza di diritti non ti resta che emigrare, e questo vale nel piccolo o nel grande, e ce lo insegnano le tragedie contemporanee. Io stesso, probabilmente inconsciamente, ho scelto di lasciare la mia città natale (Caltanissetta, nel cuore della Sicilia) perché credevo che lì – per via della mia omosessualità – non sarei potuto essere felice. Forse mi sbagliavo o forse sarebbe stato davvero così: in ogni caso la mia vita sarebbe stata completamente diversa da quella che ho adesso, e non ci sarebbero Sergio e Luca. Dunque, ad ogni modo, le cose per me sono andate nel migliore dei modi.

Credo ci sia sempre un filo che ti lega al posto dove hai trascorso l’adolescenza e, dunque, non posso che essere orgoglioso nel raccontarvi che anche Caltanissetta era una delle oltre 100 piazze di #svegliatitalia: una piazza con bambini, anziani, famiglie, persone eterosessuali e soprattutto tanti ragazzi e ragazze. Sabato 23 Gennaio, in quella piazza, una giovanissima ragazza di nome Marta ha letto questa lettera che ha commosso tutti i presenti e che mi fa piacere condividere con voi.

É la lettera che una mamma lesbica dedica al proprio figlio non ancora nato:

Caro figlio mio, ti scrivo per chiederti scusa.
Scusa se quando starai male, o vorrai evitare un’interrogazione, non potrò venirti a prendere.
Scusa se non potrò venire con te quando la mamma starà male.
Scusa se non potrò firmarti l’autorizzazione per andare alla gita che tanto aspettavi.
Scusa se non potrò farti iscrivere in quella squadra in cui sognavi tanto di andare.
Scusa se quando starai male non potrò essere lì accanto a tenerti la mano.
Scusami per tutto.
Però devi sapere, amore mio, che viviamo in un Paese dove il politico ladro che si diverte con le bambine può essere padre; un genitore che violenta il proprio figlio o lo maltratta per la legge può essere un genitore; un alcolizzato che torna a casa e si chiude in stanza senza nemmeno salutare i propri figli, eh si… anche quello può essere un genitore.
Ed io invece, una donna che ha solo seguito il suo cuore, amando un’altra donna, per te sono e continuerò ad essere tua mamma, ma per la legge non sono nessuno.
Io chiedo solo che mi sia dato il dono più grande che secondo me la vita possa darci: la possibilità di scegliere.
E’ inumano che non sia data ad una persona la possibilità di farsi una famiglia; inumano strappare via il figlio ad una persona dopo la morte dell’altro genitore.
E’ inumano il Paese in cui viviamo.
Ma figlio mio sono io a chiederti scusa, perché nessuno di loro lo farà mai.
Resto sempre nella speranza di non doverti mai leggere questa lettera un giorno e di poterti dire, semplicemente, “ti voglio bene figlio mio.

Io credo che, comunque andranno le cose (e spero che vadano davvero nel migliore dei modi), Sabato 23 Gennaio – e in generale in queste settimane e in questi anni – abbiamo fatto la Storia. Si, perché siamo un’onda inarrestabile di persone vere, vive, che si battono non contro qualcuno (come la piazza del Family day che ci sarà Sabato 30 Gennaio) ma per dei valori di uguaglianza, giustizia e libertà.

L’Italia il 23 gennaio, con un milione di persone in piazza felici e colorate, ha dimostrato di essere civile. Adesso non resta a chi è seduto in Parlamento di esserlo altrettanto.

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gay.it]