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Stamattina (come accade spesso quando siamo tutti a casa) dopo essersi svegliato, Luca ha iniziato a giocare con i suoi papà e riempirci di abbracci e baci sulle guance.
Io non riesco a immaginare un regalo più bello e prezioso di questo per la Festa del Papà.
Non ho bisogno di un lavoretto o una poesia per il 19 marzo per sapere che nostro figlio ci ama.
Non che ci sia nulla di male a essere felici nel riceverli, anzi… ma il punto è un altro: è un bisogno di chi? Dei bambini o piuttosto di noi adulti?
So di essere fortunato: la vita mi regala una festa del papà tutti i giorni, e faccio scorta di questi sorrisi, di questi abbracci, di questi baci per tutte le volte in cui, crescendo, com è normale che sia, io e Luca entreremo in conflitto e ci saranno porte chiuse in faccia, sgridate e frasi taglienti dette per mettere noi adulti alla prova.
Anche allora però in fondo al cuore saprò che Luca ci ama, nonostante tutto, e non avrò bisogno di aspettare il 19 marzo perché lui ce lo dimostri, magari forzatamente.

Avete capito già di cosa sto per parlare: delle polemiche che ogni anno si ripetono perché in qualche scuola delle educatrici (ovvero persone qualificate professionalmente e che hanno ben presente la situazione familiare e personale di ciascun bambino della classe) fanno la scelta pedagogica di non svolgere delle attività specifiche per la Festa del Papà (o della mamma).
Apriti cielo!
Sembra che a tanti non venga neanche lontanamente in mente l’impatto emotivo (di disagio e senso di esclusione) che provoca quel momento di festa in chi il papà (o la mamma) non ce l’ha.
In questi giorni ho davvero letto di tutto.

Ma ciò che mi ha sconcertato più di ogni altra cosa èla mancanza di umanità ed empatia.
Allo stato attuale, vedendo come è sereno Luca, a me personalmente cambierebbe poco se a scuola sua si facessero i lavoretti per la festa della mamma o del papà, perché nostro figlio già a 2 anni inizia a capire che esistono tanti tipi di famiglie, e ci sono quelle con due papà, quelle con un papà e una mamma, quelle con un genitore solo etc… Nel nostro nido non si festeggiano festa del papà, della mamma, feste religiose.
Se si fossero festeggiate probabilmente avrei rispettato la scelta delle educatrici di Luca senza entrare in polemica, ma non sarei comunque stato contento di questa scelta pedagogica intanto per l’impatto emotivo di cui parlavo sopra, e poi perché credo fermamente nella scuola e nel suo valore educativo.

Come spiega bene la mia amica Manuela, presidente di Frame, la scuola prepara alla vita e ha il dovere di insegnare il rispetto per tutte le realtà esistenti. Anche avendo in classe bimbi e bimbe tutt* provenienti dalla stessa città, non ci si limita a parlare solo di quella città, ma si parla di tutti i Paesi del mondo, e di tutto ciò che c’è lì fuori, così da evitare che emergano nei bambini pregiudizi dovuti alla non conoscenza dell’altro/a. Allo stesso modo se cresco in una scuola dove si festeggiano la festa del papà o della mamma, inconsciamente darò per scontato che quello è l’unico modello familiare “giusto” perché riconosciuto. Se è anche il mio modello familiare mi sentirò superiore alle altre situazioni familiari che diventeranno “strane” o “sbagliate”. E se invece non è il mio modello familiare mi sentirò discriminato, non rappresentato, diverso, sbagliato. Se proprio si vuole dedicare all’interno della scuola un momento particolare ai rapporti familiari è molto meglio fare (come sempre più spesso si fa) una semplice festa della famiglia, dove per famiglia un bimbo o una bimba possono includere chiunque amano o da cui si sentano amati.”

In chiusura, va da sé, che le situazioni di cui parliamo non si riferiscono soltanto a bimbi che crescono in famiglia omogenitoriali, ma a tutti quei bimbi che per un motivo o per un altro non hanno una delle due figure o magari nessuna delle due, oppure hanno più papà o più mamme… Le situazioni familiari sono tante e variegate e includere vuol dire proprio tenere ben presenti le differenze a monte, al di là dei singoli casi concreti conosciuti o meno.
Tanto più che, come dicevo all’inizio, il lavoretto per la festa del papà o della mamma risponde più alla gratificazione del genitore che ad un bisogno educativo del minore.
E cosa è più importante? Il bisogno di gratificazione di un adulto oppure essere certi del benessere di tutte e tutti i bambini e il fatto che crescano in modo sano, equilibrato e con una cultura delle differenze (di cui parlavo proprio pochi giorni fa)?
Lo so, la risposta sembra scontata ma vi assicuro che non lo è!

Vi saluto con il commento postato da una signora sulla bacheca di una conoscente con cui ho discusso in questi giorni proprio su questo argomento, per farvi capire come il senso di umanità ed empatia di cui vi parlavo non è più di questa terra (e ahimè, mi spiace dirlo perché passo per cattofobico e non lo sono, ma mi pare che più frequentemente siano proprio i cattolici ad avere perso questo senso di umanità e di empatia).
Questa signora (e la mia conoscente) sono per il rispetto delle tradizioni a tutti i costi, ed hanno un paio di soluzioni semplici e rapide (ma direi non proprio indolore) tipo festeggiare ugualmente la festa del papà a scuola anche quando c’è un bimbo senza papà costringendolo a “mettersi in gioco durante una recita o scrivere un pensierino sotto dettatura” nonostante il possibile trauma (suvvia, che importa!) in modo che si tempri alle difficoltà della vita, oppure – cito sempre testualmente – “chi non vuol partecipare alla festa del padre o della madre porti suo figlio o sua figlia in un luogo diverso dalla scuola per far sì che chi vuole la festa la trascorra con maestre e compagni”.

Problema eliminato: la festa è salva, andate in pace!

Ps: che voi la festeggiate o no, e che voi siate padri o figli o nonni o zii o niente di tutto ciò… buona Festa del Papà a tutte e tutti, e non solo oggi… ma tutti i giorni dell’anno e per tutta la vita!

[Il presente brano del blog Luca ha due papà è stato pubblicato in anteprima su Gaypost.it. Qui tutti gli articoli]