Mia sorella si è sposata.
Ok, dovrei dire che si è unita civilmente, tanto più che ho ben chiara l’assurda e odiosa discriminazione che incombe sulle nostre famiglie, e in più occasioni ne ho parlato, anche fra queste pagine.
Ma per questa volta lasciatemi usare questa licenza poetica.
Perché tutto era perfetto: le due spose elegantissime che si scambiavano le promesse sulla spiaggia, in riva al mare, davanti mio marito Sergio che officiava e mio nipote seduto lì in mezzo a loro.
Io che piangevo emozionato come non lo ero stato al mio matrimonio in esilio, e circondavo d’amore, insieme a tante e tanti, le due bellissime spose, la loro felicità raggiante.
Decine di bambini che giocavano sereni, Alice sorridente e Luca su di giri per il matrimonio delle zie, le ciabatte fucsia regalate all’ingresso ad ogni ospite, i confetti rainbow, i balli scatenati fino a tardi, sorrisi come se piovessero.
E per uno scherzo del destino al buffet c’erano davvero le tartine al salmone e le ho assaporate col sorriso della rivalsa, nonostante tutto, nonostante tutti.
E quando a mezzanotte, dopo i fuochi d’artificio, abbiamo lasciato andare in cielo le lanterne di carta a forma di cuore alzando gli occhi e guardando fra le stelle ho espresso il desiderio che mia madre fosse lì con noi.
E so che lei (ovunque si trovi, di certo sempre nei nostri pensieri) ha sorriso sapendo che va tutto bene e che la felicità che abbiamo a lungo cercato, sudando, lottando, cadendo e rialzandoci, è proprio qui ed ora.
E non smetteremo mai di cercarla la felicità, perché ci spetta, e la difenderemo con le unghia e con i denti, lottando, cadendo, rialzandoci… sempre a testa alta.
Continuate pure a negarci i nostri diritti, noi comunque alla fine vinceremo, perché quando ami vinci comunque.
Buona vita insieme Gabry e Simo!